martedì 12 luglio 2016

Cristiano Ronaldo, quelle lacrime di dolore asciugate dalla squadra e trasformate in gioia

Parigi non è East Rutherford e il Portogallo non è l’Argentina. Le lacrime di Messi e Cristiano Ronaldo, che hanno bagnato la Coppa America e la Coppa Europa, hanno sapori opposti. Amarissime quelle della Pulce, annientato il 26 giugno scorso dopo aver sparato alle stelle il suo rigore e consegnato la seconda finale consecutiva al Cile. Dolci da cariare i denti quelle di CR7, morto e risorto nel giro di una notte.



Le lacrime del Pallone d’oro avevano avuto il sapore del fiele dopo il tackle di Payet il quale, giocando col West Ham, sapeva che con il Sir Clattenburg si poteva osare. Il ginocchio sinistro piegato in maniera innaturale, il dolore e la paura, la voglia di non mollare. Altri 20 minuti di sofferenza, la ginocchiera palliativo, la resa. La fascia da capitano gettata a terra.
Il Portogallo ha vacillato, poteva naufragare, ma ha prevalso la voglia di sdebitarsi col suo campione. Di asciugare le lacrime di chi lo aveva trascinato fino a Parigi ed era ancora lì, zoppo, in panchina a fare il tifo. Il dolore al ginocchio sparisce davanti al gol di Eder e a quella coppa da alzare per dire al mondo: «Yo estoy aquí». Io sono qui. Il più forte. 

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