mercoledì 19 novembre 2014

Italia-Albania 1-0, decide un gol di Okaka. Conte: "I giocatori devono dare di più"




Un grido d'allarme, prima di andare in letargo per 4 mesi. Antonio Conte, ct dell'Italia, lo dice chiaro e tondo: «Da noi non c'è più la voglia di faticare. E invece dobbiamo tornare ad apprezzare fatica e lavoro, oppure questo che viviamo sarà solo l'inizio della discesa per il calcio italiano».
La sua nazionale tornerà in scena tra 4 mesi, pausa troppo lunga per qualsiasi programma che si rispetti. «Se si tiene all'Italia, un vuoto di 4 mesi non è ammissibile», dice amaro; poi rincara la dose. «Dobbiamo prendere atto che il calcio italiano non sta andando nel verso giusto. Sapevo che sarebbe stata dura come ct azzurro. Qui si vuole tutto e subito e non è possibile. Teniamoci stretti i 10 punti conquistati nel girone, sono già tanti, grazie all'orgoglio dei giocatori. Ma dobbiamo migliorare, e tanto. Viviamo un momento di cambio generazionale difficilissimo, dobbiamo tornare umili. Si fa fatica a sfornare talenti e quelli che che ci sono non hanno la giusta mentalità».
Inevitabile il riferimento a Balotelli. «Non sono presuntuoso, se non l'hanno cambiato grandi tecnici come Mourinho, Mancini e Allegri, non penso di riuscirci io - spiega Conte e sono parole che suonano come una bocciatura per Balo -. Sta a lui cambiare, io non ho tempo per farlo crescere». Duro anche con il milanista El Shaarawy: «Ha fatto bene per 10' con la Croazia, poco. Deve trovare continuità». Diventa dolce, invece, quando si parla di Acerbi, l'azzuro tornato a giocare dopo un tumore: «Lui è il simbolo della vita, un esempio. Se non hai la forza di rialzarti è finita».
La sfida con l’Albania è divertente e in un bel clima. Okaka risolve nel finale con quella spizzata (con colpo anche di Salihi) che sorprende Berisha, Fino a quel momento l’Italia B tante occasioni azzurre (Cerci, Bertolacci, Destro e lo stesso Okaka), mentre la difesa commette errori incredibili e gli ospiti ci graziano almeno 2 volte. Alla fine vittoria meritata e festa a Marassi, con invasioni pacifiche degli albanesi, durante e dopo il match.


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